domenica, giugno 03, 2012

Ribuntà: un agriturismo particolare

Difficile trovare sui siti di recensioni pareri più discordanti... Eh sì perché quello di Kika e Fabio Bertoggi non è il solito agriturismo, ma una scommessa, una scommessa tutta particolare.
Fino a cinquant'anni fa le contrade della sponda orobica della Valtellina erano popolate tutto l'anno. Vita di sacrifici immani, con poche bestie nella stalla, il padre a lavorare in Svizzera e i bambini su e giù fino alla scuola del paese tutti i giorni, con o senza neve. San Bernardo di Caiolo, contrada a 550 metri di altitudine, non faceva eccezione. A poco a poco, negli anni del boom economico e del benessere questi paesi sono stati abbandonati, diventando luoghi di villeggiatura estiva, ottimi soprattutto per il clima fresco, e le vecchie case in sasso sono state sapientemente ristrutturate.
Da quindici anni Kika e Fabio hanno scelto di vivere qui, tutto l'anno, non solo il fine settimana.
Hanno aperto questo agriturismo dopo aver ristrutturato alcune case appartenenti da secoli alla loro famiglia, e scelto di offrire solo prodotti loro: galline, conigli e qualche volta il maiale. Se gli chiedete una fettina di fesa per il bambino non ce l'hanno, idem la pasta, se non quella fatta in casa. Non si tratta di cattiva organizzazione, ma di una scelta precisa, una scelta ideologica.
Sinceramente è difficile trovare un posto dove le ricette locali e tradizionali sono vissute in modo così radicale. Le tagliatelle alle ortiche, non ho capito perché, alle donne gonfiano la lingua. I pizzoccheri sono fatti con la verza (rigorosamente) e pure con lo STRUTTO. Avete letto bene, lo strutto, ma nessuna difficoltà a digerirli.
La carne è solo di pollo o di coniglio, ma riproposta ogni volta in modo diverso. Con le mele, con la zucca, il dragoncello ... una ricerca certosina e filologica della tradizione, e la sua reinterpretazione.
Frutta rigorosamente dell'orto oppure mele dei frutteti di Chiuro, dove si trovano i campi della famiglia di Fabio.
Una curiosità: niente vino fatto da loro. Sì, perché non hanno vigne. Quindi bottiglie di Valtellina, ma solo di un certo pregio.

mercoledì, maggio 30, 2012

Taroz

Bhe dopo i pizzoccheri direi che bisogna parlare dei taroz. Sono un piatto tipico della gastronomia di questa valle, quindi a base di abbondante burro e formaggio: insomma una sublimazione per i trigliceridi.


Si fanno lessare patate e fagiolini (ma si possono anche riciclare quelli avanzati). Si fa soffriggere il burro in una padella antiaderente ci si buttano le patate tagliate grossolanamente e i fagiolini e con un cucchiaio di legno si tarano, cioè si girano spappolandoli; si aggiunge del formaggio casera (latteria) tagliato a dadini.

Il composto ottenuto può essere passato al forno dopo averlo innaffiato di cipolla soffritta nel burro. Oppure può essere servito in una cialda ottenuta soffriggendo il parmigiano grattugiato.
E per finire un buon bicchiere di Sassella.

venerdì, maggio 04, 2012

Emigrazione in Australia

L'occasione di riprendere a parlare sul blog mi viene data da un recentissimo saggio di Flavio Lucchesi "Italiani d'Australia" presentato nello scorso dicebre a Sondrio e in febbraio a Melbourne e Perth.
Si tratta di uno studio accuratissimo, scritto con la leggerezza di un romanzo, che analizza l'emigrazione valtellinese nel nuovissimo continente dalla metà dell'Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso.
Il fenomeno migratorio viene analizzato da diversi punti di vista: l'Archivio storico e l'Anagrafe di uno dei paesi che maggiormente contribuirono a questa persistente ondata migratoria, vale a dire Tirano; gli Archivi Australiani, i Registri Navali, i periodici locali e tante storie dal basso ... storie di successo e non.
Ad esempio quella di Carla Zampatti, la grande stilista australiana di origine valtellinese, ma anche tante storie di vite comuni (vedi per esempio quella di Ersilia Maffina).

Alcune curiosità che sfatano tanti luoghi comuni sugli emigranti: per la stragrande maggioranza non si trattava di persone che non avevano nulla da perdere, ma di piccoli proprietari che andavano in cerca di un lavoro temporaneo che consentisse loro di migliorare la propria posizione sociale in patria, comprando un'alpe o una nuova vigna o ristrutturando la casa avita. Tutti sapevano leggere e scrivere, anche le donne, ma nessuno conosceva l'inglese.

Bello leggere anche i questionari alla fine del libro. Nostalgia per la Valtellina da parte degli emigranti di prima generazione, ma soddisfazione per la posizione sociale raggiunta. Più ambivalenti le risposte delle seconde e terze generazioni: in ogni caso everybody are more then happy to be Australian!

domenica, febbraio 27, 2011

Sondrio città di tesori nascosti. Arte

Le bellezze di Sondrio, sono nascoste. Per scoprirle bisogna osare avventurarsi tra le stradine del centro, aprire i portoni, salire per le scale. Dietro le austere facciate dei palazzi si nascondono loggette e colonnati, saloni barocchi dall’aria vagamente bavarese e stue riccamente intagliate. E’ proprio la scultura lignea con la sua forte carica religiosa uno dei fiori all’occhiello del Museo Valtellinese di Storia e Arte. L’altro vanto locale è la pittura di Pietro Ligari, il patriarca della più famosa famiglia di artisti valtellinesi del Settecento, che Peter von Salis chiamò a Coira per affrescare il suo palazzo, nel vano tentativo di unire la Valtellina ai Grigioni come quarta Lega, ricucendo i rapporti tra cattolici e protestanti dopo l’uccisione di Nicolò Rusca e le stragi del Sacro Macello.

Sondrio città del vino


Il capoluogo della Valtellina, ha soli 22.000 abitanti. I suoi dintorni sono famosi per gli sport invernali e le montagne maestose, frequentate d’inverno e d’estate dagli appassionati di sci e di alpinismo, ma la città dà il meglio di sé nelle mezze stagioni, con le sue vigne, i muretti a secco e i terrazzamenti frutto del duro lavoro di generazioni di contadini. Il Grumello e il Sassella, dal sapore aspro e deciso come queste montagne, sono i vini di questa terra.


Sondrio la città nel cuore delle Alpi. Storia

Sondrio deve la sua fortuna alla posizione strategica al centro della Valtellina, tra le Orobie e le Retiche.
Le prime testimonianze di antichi insediamenti risalgono all’età del ferro: il masso altare di Triangia e le incisioni rupestri di Triasso richiamano da vicino le più famose incisioni della Val Camonica.
Dell’età romana non restano tracce, ma ci sono numerose testimonianze dell’epoca medioevale, a partire da due dei tre castelli che dominavano la città: Castel Grumello e Castel Masegra.

Questo, situato all’imbocco della Valmalenco, sulla via che portava al passo del Muretto e a Coira, l’antica capitale delle Tre Leghe, è l’unico castello che si è salvato dallo smantellamento, disposto dopo il Sacro Macello, dal governo dei Grigioni che dominarono la Valtellina per 3 secoli. Era infatti la residenza della potente famiglia dei Salis, la più nota e influente tra le famiglie grigionesi che si era arricchita con l’acquisto delle cariche pubbliche e il commercio dei vini di Valtellina. Il castello è ora parzialmente aperto al pubblico ed è sede del museo storico sulla dominazione dei Grigioni.

Castel Grumello è invece un raro esempio di castello gemino con una parte residenziale e un’altra con funzione militare. Ora il castello è patrimonio del FAI ed è quindi aperto al pubblico.

domenica, marzo 08, 2009

Minestra d'orzo o Dumega

E' uno dei piatti tradizionali della Valtellina, che veniva sempre cucinato quando si ammazzava il ciun, il maiale. Tutte le parti del maiale che non venivano utilizzate per la preparazione dei salumi erano messe a cuocere in un paiolo con l'aggiunta di orzo e verdure. La dumega veniva ribollita e consumata anche i giorni successivi, diventando così sempre più gustosa.

In realtà la dumega è un cereale locale un po' diverso dall'orzo, con i chicci un po' più allungati, ma oggi si può preparare un'ottima minestra anche con il normale orzo perlato.

Ingredienti:
400 grammi d'orzo
2 carote grandi
2 patate
1 cipolla
2 gambi di sedano
cotenne e piedini di maiale e/o pancetta tagliata a dadini
brodo di carne
100 gr burro
50 gr di Bitto grattuggiato e 0,25 l di panna
alloro, salvia

Preparazione:
Tenere l'orzo a bagno per tutta la notte. Tagliare a dadini le verdure e affettare la cipolla. In una pentola a parte cuocere il maiale e tagliarlo a pezzettini più piccoli. Sciogliere il burro in una pentola con la pancetta, aggiungere le verdure e poi l'orzo scolato e asciugato, facendolo tostare, aggiungere il brodo e gli aromi, e lasciar cuocere a fuoco basso per un paio d'ore. Mezz'ora prima della fine aggiungere il maiale. Infine unire la panna e il Bitto grattuggiato, mescolare bene e servire.

venerdì, febbraio 13, 2009

Rifugio Palù


Giornata un po diversa dal solito oggi al Palù: freddo polare e sole. Non ho molta voglia di sciare ma voglio fare qualcosa di diverso. Collocati dai maestri i miei 73 bambini del CAI decido di fare un giro al lago Palù: ho portato la macchinetta fotografica e mi ricordo una casa antica con affreschi sulla facciata. Manca alla mia collezione di rustici locali.




Ovviamente l'accesso al rifugio Palù è possibile solo a piedi o con gli sci da fondo, ma mi sono mai fermata di fronte a un divieto? Giù... il lago è gelato e il panorama merita la piccola scarpinata con gli sci in spalla che mi fa ricordare i vecchi tempi.



Mi fermo al rifugio giusto il tempo di bere una cioccolata, un po' preoccupata per il fatto che non sono riuscita a scorgere il sentiero che porta fina a San Giuseppe: una pista per jeep o motoslitte. Che quest'anno non l'abbiano battuta? Ma la signora è gentilissima: mi indica una casa, dieci metri prima dove pensavo fosse l'imbocco, da cui si può scendere a valle.




E adesso chi mi ferma? Mi arrampico sci ai piedi fino alla baita in sasso dove c'è l'imbocco della pista, mi fermo un istante a godermi il silenzio, la neve sui gembri. Quanta neve quest'anno!




Adoro queste piste larghe un metro e mezzo, molto di più delle autostrade omologate FIS tutte con neve sparata. Scendo a piccole curve, ma più che altro a spazzaneve, attenta a non prendere velocità. Incrocio due signore che salgono con le pelli di foca e arrivo a San Giuseppe felice e soddisfata. Mi fanno un po' male le gambe. Non sono più quelle di una volta... in tutti i sensi.

sabato, gennaio 31, 2009

Sciare al Palù - Immagini

Giornata stupenda venerdì 30 gennaio al Palù. Poca gente, tantissima neve.
Lascio che siano le immagini a parlare.




lunedì, dicembre 29, 2008

Terme in montagna: benessere nelle Alpi

Il settore del benessere in montagna negli ultimi anni è in forte crescita. Digitando la chiave di ricerca "benessere" su Google, il motore di ricerca suggerisce infatti associazioni con Trentino e Alto Adige, regione che però non ha acque termali calde. Essì perché il bello delle Alpi retiche è proprio quello di avere diverse fonti termali calde. Vuoi mettere con le terme vere!
Solo in Engadina e in Valtellina ci sono ben quattro località termali: St. Moritz, Scuol, Bagni di Masino e Bormio. Un tempo esisteva una rinomata fonte di acqua ferrugginosa anche a Santa Caterina Valfurva, ma purtroppo in seguito ad alcuni lavori di ampliamento della pista da sci limitrofa alla torbiera da cui sgorgava, il percorso dell'acqua deviò e non si riuscì più a ritrovarla.

Risalendo la Valtellina, all'altezza di Ardenno si diparte sulla sinistra la statale per la Val Masino, cupa valle alpina già ricordata da Salvatore Quasimodo. Si arriva ai Bagni di Masino salendo per una strada tortuosa che corre lungo uno dei pochi torrenti non ancora imbrigliati dalle opere delle centrali elettriche, circondati da pini ed abeti. Si giunge infine in un una conca, circondata da pareti imponenti e incombenti e ci si trova immersi in un'atmosfera d'altri tempi. Il vecchio albergo ha un'aria délabré piena di fascino, peccato sia aperto solo d'estate. Le terme sono più moderne così come il vecchio edificio recentemente ristrutturato. L'acqua sgorga dalla montagna a circa 38° C ed il luogo è il posto ideale per rilassarsi e godere della gran quiete del sito, isolati dal mondo perché per fortuna il cellulare non prende e bisogna fare capo al vecchio telefono fisso dell'albergo.

Bormio è località fin troppo nota per le sue terme. Già ho detto delle fonti storiche che ne parlano, di Plinio, Cassiodoro e Leonardo, ora parlerò invece delle differenze tra i tre stabilimenti termali. Bormio Terme è uno stabilimento termale moderno adatto ai bambini e alle famiglie: si spende relativamente poco e si possono godere dei bei momenti nelle grandi piscine o sugli scivoli. Peccato però che venga aggiunto cloro all'acqua termale.


Un vero tempio del benessere sono invece i Bagni Nuovi sulla strada per Livigno e i Bagni Vecchi verso lo Stelvio. Ai Bagni Nuovi domina l'atmosfera ovattata fin de siècle, abbinata al lusso dell'unico albergo a 5 stelle della valle: in pochi anni è diventato la beauty farm più esclusiva d'Italia. I Bagni Vecchi sono unici, arroccati su uno sperone di roccia a strapiombo sull'Adda, fascinosissimi, con una vista mozzafiato sulle montagne innevate di fronte. Vi si coglie un'atmosfera d'altri tempi che ha fatto di questo luogo una delle mete più note della Valtellina. In entrambe le strutture ci si può accedere anche solo come ospiti delle terme, ma per godersele al meglio è bene farlo durante la settimana, evitando le feste comandate in cui c'è davvero troppa gente ed anche prezzi più alti.

Attraversate le Alpi si giunge a St. Moritz, la capitale del turismo delle Alpi. Qui le terme sono terme un po' per modo di dire perché c'è solo una sorgente ferrugginosa, con la quale però i nostri vicini svizzeri sanno fare miracoli: del resto il turismo alpino è nato proprio qui più di cento anni fa.

Scendendo verso l'Engiadina Bassa (come si dice in Romancio) si trova infine Scuol, un villaggio con grandi case in muratura dalle facciate dipinte e la chiesa con il campanile a punta, come nelle cartoline di Natale o nei cartoni animati di Heidi. Qui una ventina d'anni fa il comune ha costruito un moderno stabilimento termale, ancor oggi perfettamente lindo e ben tenuto. La parte che più mi piace è la vasca circolare all'aperto, dove farsi trascinare dalla corrente con una vista impareggiabile sulle montagne. Nei dintorni di Scuol sgorgano più di 20 sorgenti termali, alcune delle quali sono utilizzate anche a Bad Tarasp Vulpera, un villaggio che sorge sopra una stretta gola dell'Inn e dominato da un suggestivo castello.

domenica, dicembre 28, 2008

Epifania a Bormio. Gabinát

Da un po' di tempo non parlo più di Bormio e delle sue vecchie usanze. Passato il Natale, ormai imminente il Capodanno, la stagione si avvia all'Epifania e con questa alla costumanza più singolare della Magnifica Terra: il gabinát.

Questo vocabolo dialettale deriva da Nacht der Geben che in tedesco significa notte dei doni. Dai vespri della vigiglia fino a quelli dell'Epifania, si scatenava infatti una specie di lotta tra gli abitanti dell'alta Valle a chi diceva per primo gabinat. Il vincitore aveva diritto ad un regalo che doveva essere pagato prima del 17 gennaio, festa di Sant'Antonio, quando iniziava il Carnevale.

L'usanza del gabinát è presente anche in altri paesi vicini. A Livigno si dice però Bondì gibinèt, a Semogo ghebinèt, a Cepina e in Valfurva gabinèt.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Vacanze di Natale in montagna. Sconti

Come tutti gli anni trascorreremo le vacanze di Natale in montagna... c'erano dubbi? Eccoci come al solito a caccia delle migliori opportunità in termini di prezzo offerte dal territorio della provincia di Sondrio.

La Valtellina offre infatti moltissime possibilità per una vacanza sulla neve. Tra l'altro per chi risiede in provincia anche quest'anno a Santa Caterina c'è la possibilità di usufruire di uno sconto del 50% non solo sul prezzo del giornaliero, dell'antimeridiana e della pomeridiana, ma anche sulle tessere per più giorni non consecutivi.

Quest'anno la neve non manca di certo. Infatti molte stazioni sciistiche hanno aperto in anticipo. A Bormio si scia dai primi di novembre, anche Livigno ha aperto i battenti in anticipo con giornate di sci gratis. Il prossimo sabato 13 dicembre all'Aprica si scierà gratis. Chiesa in Valmalenco punta invece sugli studenti e sulle famiglie numerose, che usufruiscono rispettivamente di uno sconto del 25% e del 50%.
Approfittiamone...

sabato, novembre 29, 2008

Anni del terrorismo e delle stragi in Italia

Un capannone della fiera gremito da 1500 studenti... e non si sente volare una mosca. Sembra un'immagine surreale della scuola italiana, eppure è quello che è successo oggi a Morbegno. Mario Calabresi, Manlio Milani e Benedetta Tobagi (in ordine di apparizione) assieme al giornalista del Corriere Giangiacomo Schiavi hanno tenuto il pubblico inchiodato per due ore, nella rievocazione di un periodo chiave per leggere e comprendere la nostra storia recente e l'Italia attuale, quello degli anni Settanta, in cui stragi e terrorismo hanno rischiato di mettere in ginocchio il paese.

Ognuno dei tre relatori ha dato un messaggio forte: di Benedetta Tobagi mi ha colpito la freschezza, la spinta positiva a ritrovare delle radici che servano per guardare avanti, non solo per sé ma per tutti. Una donna di 31 anni che parla a giovani di 18-19 e dà loro una carica contagiosa. Mario Calabresi ha una capacità non comune di raccontare e raccontarsi, di avvincere l'uditorio nella narrazione. E' una narrazione personale, calda, mai faziosa e nemmeno astiosa. Due giovani che hanno rapito i giovani, e non solo loro ...

... e un vecchio, un vecchio operaio, Manlio Milani, che non è noto al grande pubblico per il fatto di portare un cognome (e dietro a questo una vicenda personale) "pesante". Ma non meno pesante è il peso dell'anonimato delle stragi, con le loro vittime comuni. Vittime del terrorismo furono infatti persone "simbolo", le stragi invece colpirono nel mucchio, la morte fu indiscriminata, le persone divennero solo numeri: "strage di Piazza della Loggia, 8 morti; stazione di Bologna, 85".

E' per questo che è essenziale ritrovare la memoria. Calabresi non a caso ha scelto di non parlare della propria vicenda personale, ma di quella del medico Luigi Marangoni come emblematica della strategia perversa del terrorismo. Ed ha posto l'accento sul fatto che per guardare al futuro (che è la cosa più saggia da fare oggi in Italia) è necessario aver messo a posto il proprio passato, facendo chiarezza. Fino a pochi anni fa le vittime del terrorismo sono state considerate qualcosa di scomodo, poi come ha notato Schiavi qualcosa è cambiato. E' importante, come ha detto Milani, "dare un senso alla storia". Per troppo tempo c'è stata una sorta di "rimozione" di questo periodo buio, ma i traumi rimossi, come ha notato il sindaco di Morbegno, ad un certo punto della vita affiorano e bisogna fare i conti con loro.

In Italia è difficile fare storia senza che vi sia una lettura ideologica: siamo ancora ancorati ad una lettura politica del Risorgimento e della Resistenza, figuriamoci gli Settanta! Ma come Calabresi, Milani e Tobagi hanno saputo recuperare la memoria per spingere la notte più in là, penso che l'Italia e gli italiani debbano elaborare questo lutto collettivo per consegnare definitivamente gli anni di piombo alla storia e guardare al futuro.

venerdì, novembre 28, 2008

Neve a Sondrio: fotografie

Nevica, nevica, nevicaaaaaaaaaaaaa.


Era dal gennaio 2006 che non c'era una nevicata così, tutto il giorno a larghe falde. Mi godo il paesaggio dalla finestra nell'attesa che arrivi il crepuscolo per andare a rubare ancora qualche fotografia magica alla giornata.




Sono momenti speciali, da non perdere. Oggi sono uscita per immortalare questo paesaggio bianco e surreale, che mette serenità ma anche sonno (un paio di figli si sono addormentati). Non voglio perdermi l'atmosfera fatata di una giornata così, con i geranei ancora rossi sui balconi imbiancati. Ci sono i ghirigori della neve sul ferro battuto che sembrano ricami.



Peccato che la torre ligariana sia tutta impacchettata in un bel ponteggio e non si possano ripetere fotografie come quella che ho scattato il 27 gennaio 2006, che pubblico qui a fianco. Stasera tornerò a caccia di immagini ;-).

domenica, novembre 23, 2008

Colori d'autunno in Valtellina




Dopo la nevicata di ieri che ha imbiancato le cime e spolverato le strade del fondovalle, oggi siamo andati dai nostri amici di Buglio in Monte, piccoli produttori di vino di valtellina.




Quest'estate degli amici toscani ci avevano regalato del cinghiale e, dopo aver terminato vendemmia e imbottigliamento, era giunto finalmente il momento giusto per fargli festa. In salmì, abbinato a una bella polenta valtellinese (senza formaggio) non era niente male. Anche con i vini abbiamo fatto un'accoppiata: Rosso di Montalcino, poi un Brunello un po' troppo barricato, per finire con uno Sfurzat fantastico.


Nel pomeriggio, mentre i bambini rincorrevano i gatti nella stalla, non ci siamo concessi il lusso di una passeggiata nelle vigne ammirando un paesaggio che si commenta da sè. No, non rimpiango gli anni in cui vivevo a Milano.

sabato, novembre 22, 2008

Anni di piombo. Spingendo (insieme) la notte più in là

E' un autunno d'oro per la cultura, è davvero difficile riuscire a cogliere tutte le opportunità che il territorio offre. Tra le altre voglio segnalare un evento che si terrà il prossimo sabato 29 novembre al polo fieristico di Morbegno. Francesca Peroni, milanese trapiantata in Valtellina, è riuscita ad organizzare un momento di riflessione sugli anni '70 invitando i famigliari di alcune vittime del terrorismo degli Anni di Piombo.

Che cosa accomuna Luigi Calabresi, commissario di polizia assassinato da alcuni esponenti di Lotta Continua, Walter Tobagi, giornalista del Corriere freddato dalle Brigate Rosse, e le vittime della strage di Piazza della Loggia, per la quale non è ancora stato trovato l'autore? Una sorta di oblio ha velato per troppi anni queste stragi e queste morti, evitando non solo che venisse fatta chiarezza, ma pure che potessero essere recuperate alla memoria. Ed è in questa direzione che va letta l'operazione di Francesca Peroni, che grazie alla sua determinazione è riuscita a portare i più stretti familiari delle vittime del terrorismo fin nella periferica Valtellina.

Ecco perché l'evento, completamente gratuito, è dedicato agli studenti, perché possano conoscere un periodo travagliato della nostra storia recente che troppo spesso sfugge allo studio scolastico, ma che ha influenzato non poco la vita della nostra Italia democratica.

lunedì, novembre 17, 2008

Prima neve al Diavolezza

Dopo tre settimane di brutto tempo è tornato un sole stupendo. Non lamentiamoci: il brutto tempo ci ha portato anche tanta bella neve che ha consentito di aprire gli impianti anzitempo. La scorsa settimana erano aperti gli impianti a Bormio e Livigno, questa settimana sci gratis fino a venerdì a Livigno.

Per inaugurare la stagione invernale, domenica ho optato per una scappata oltre confine al Diavolezza. Una giornata memorabile, un cielo terso, il sole caldo e la neve invernale e farinosa. E' una bella sensazione quella di sciare in autunno, perché non c'è l'aria pungente delle giornate più corte dell'anno, sembra di essere quasi in primavera. La discesa a valle però è un tripudio di colori, con i larici gialli e bruni e il sole del tramonto che colora di rosa le vette. Anche i miei polpacci sono diversi, non certo come quando ormai si è allenati a fine stagione.

venerdì, ottobre 03, 2008

La sagra della mela e dell'uva. Il confine della speranza

Sempre restando in tema di sagre voglio segnalare un'iniziativa un po' particolare che esula dal solito turismo gastronomico e ci fa fermare un momento a riflettere. Quest'anno nell'ambito della Sagra della mela e dell'uva di Villa di Tirano ci sarà un momento dedicato alla Shoa. Infatti lungo i sentieri del tiranese nel corso della Seconda Guerra mondiale sono riusciti a scappare in Svizzera alcune centinaia di ebrei. Qualcuno però non ce l'ha fatta e ha trovato la morte sulle nostre montagne o nei campi di concentramento.

La professoressa Fausta Messa, dell' Istituto Storico per la Resistenza di Sondrio, ha studiato e raccolto la documentazione su questi percorsi e sabato 11 settembre alle ore 9.30 ci sarà modo di ascoltare gli ultimi testimoni di questo pezzo della storia di casa nostra, tra cui anche una persona che ha rischiato la propria vita per "traghettare" nella vicina Svizzera gli ebrei perseguitati. Insomma un'occasione per recuperare la nostra "memoria" e per rivisitare la nostra storia recente tra il rosso e il giallo delle mele.

giovedì, ottobre 02, 2008

Weekend gastronomici

L'autunno in Valtellina è tempo di vendemmia, ma è anche tempo di sagre e di sapori.

Da qualche anno ormai a Teglio si organizzano dei weekend tematici ai quali aderiscono i migliori ristoranti del borgo e delle frazioni. Al tema dei funghi delle ultime due domeniche di settembre, seguranno quelli della cacciagione, dei sapori autunnali per finire a novembre con il festival del maiale. I menù sono fissi e i prezzi pure: 33 euro per un pasto da re.

Oltre che a Teglio anche a Morbegno vi sono manifestazioni degne di non essere perse: a Morbegno in cantina, i primi due fine settimana d'ottobre, si possono degustare i migliori rossi di Valtellina in cinquanta antiche cantine, pubbliche e private, aperte appositamente per l'occasione. A questa manifestazione si aggiunge la ormai famosa Mostra del Bitto che quest'anno si terrà dal 17 al 19 ottobre.

Per chi invece preferisce andare alla scoperta degli antichi borghi della valle c'è la rassegna Gustosando nei paesi della costiera dei Cech. Civo, Caspano e Dazio con le loro corti storiche saranno la sede di questa sagra che associa il vino di Valtellina alla sua gastronomia.

giovedì, luglio 10, 2008

La casa delle fate

"Buonasera è ... la casa delle fate?"
Non ricordavo che nome le avessero dato. L'invito era arrivato solo pochi giorni prima dell'inaugurazione e non avevamo potuto approfittarne. Erano anni che ci passavamo davanti e i bambini non potevano fare a meno di notare la villetta liberty con la torretta che ricorda il castello della Bella Addormentata, le finestre rosse e il tetto di scaglie di legno come non si usa da queste parti.
"Sì è Villa Brioschi"
"Ma fate anche ristorante?" "Sì"
Mi è sembrato di entrare in un mondo senza tempo, un po' di vecchia Inghilterra e tanto sapore di casa. E mi sono sentita a mio agio, rilassata anche dopo una giornata passata a far valigie. Dalla finestra che si affaccia sulla valle i colori del tramonto inondavano di luce rosa l'Adamello, rosa che col tempo sfumava nel grigio della sera. Una finestra particolare, molto ampia e molto bassa, da cui si gode una vista impareggiabile... e la mente vola, abbatte tutti i palazzi anni settanta che deturpano gli altri angoli della visuale, immagina quando li sotto c'erano i cavalli, e l'immagine prende corpo nella mente, nella fantasia.
Qualche anno fa era apparso un cartello che metteva in vendita la casa: chissà che cosa ne avrebbero fatto! Purtroppo all'Aprica negli anni passati ci sono state fin troppe speculazioni o ristrutturazioni avventate. La bella villa Caprotti, un cubo di sasso locale di un'essenzialità razionalista al centro di un grande prato, era stata trasformata in un'improbabile accozzaglia di stili appiccicandogli addosso dei balconi tirolesi e soffocandola al centro di una corona di basse palazzine (è un tale orrore che non sono riuscita a trovare una foto sul web). E forse non è questo l'esempio peggiore.
La casa delle fate ha invece mantenuto intatto il suo fascino. Più che di una ristrutturazione si è trattato di un restauro conservativo, una vera scommessa per riportare la casa all'antico splendore. Ne hanno ricavato un raffinato ristorante e un bed and breakfast da sogno, in cui si coniugano vecchio e nuovo: camerette mansardate con finestrelle basse, letti dal profumo di pino e cassettoni di una volta con le stesse decorazioni riprese sulle porte, vecchi armadi con lo specchio... e nella torretta della Bella Addormentata una vasca idromassaggio circolare.
"Mamma voglio venire qui a dormire".